Campagna: El Salvador: Giustizia per Monsignor Oscar Romero e il Mozote

PRESENTAZIONE DELLA CAMPAGNA

RICHIESTA DI GIUSTIZIA NEL CASO DI MONS. ROMERO E DELL’APERTURA DEGLI ARCHIVI MILITARI SUL MASSACRO DI EL MOZOTE E DINTORNI, IN EL SALVADOR

Le persone e le organizzazioni firmatarie, in relazione all’omicidio di San Óscar A. Romero e il massacro di El Mozote e dei luoghi circostanti, al popolo di El Salvador e ai popoli del mondo, ESPRIMIAMO

Sul crimine contro l’umanità nei confronti dell’arcivescovo Romero:

  • Siamo preoccupati per 40 anni di impunità. Lo squadrone della morte che lo ha giustiziato il 24 marzo 1980, così come gli autori intellettuali, materiali e complici -militari, civili con potere economico, politico e mediatico- non sono stati indagati, processati e puniti. Dopo 40 anni, la giustizia salvadoregna continua a proteggere i criminali, contravvenendo così al diritto nazionale e internazionale; non rispettando pienamente gli impegni internazionali assunti dallo Stato salvadoregno in materia di diritti umani. In modo speciale, lo Stato non ha rispettato pienamente le tre raccomandazioni della Commissione Interamericana sui Diritti Umani (IACHR, secondo l’acronimo in inglese), secondo il suo rapporto 37/00 (13/04/2000): perseguire i responsabili, riparare le violazioni commesse e adattare le leggi interne alla Convenzione Americana al fine di annullare la legge sull’amnistia generale del 1993.
  • Il processo penale in questo caso procede lentamente ed è quasi all’inizio. Il IV Tribunale Investigativo, nel maggio 2017, ha riaperto il procedimento penale a carico dell’unico imputato, per il momento, l’ex capitano Álvaro Saravia, già titolare di mandato d’arresto internazionale. Fino ad oggi, non c’è cattura né giudizio. Quindi il giudice ha stabilito che l’ufficio del procuratore generale dovrebbe indagare e assicurare alla giustizia ai nuovi implicati nel crimine. Ad oggi, nessuno è stato più incriminato in tribunale. Per la IACHR, alla riunione di lavoro sul caso, il 30 settembre di quest’anno, dopo 40 anni in questo crimine si sarebbe già fatto giustizia e, pertanto, ha sollecitato lo Stato di presentare un piano e un programma di conformità nei prossimi mesi per garantire la verità, giustizia, riparazione e non ripetizione in questo caso.·
  • Riconosciamo e seguiamo l’eredità della giustizia di San Romero. Egli rappresenta per El Salvador e per il mondo la necessità e l’esercizio di una costante denuncia contro qualsiasi sistema politico sociale che generi esclusione, repressione e violenza contro i cittadini e le organizzazioni civili che esigono il rispetto e la validità di tutti i loro diritti; che vittimizza, ad esempio, la lotta per la dignità, la giustizia, la solidarietà, il rispetto dell’ambiente e produce vittime: perseguitate, assassinate, massacrate; detenuti e scomparsi o detenuti e torturati, detenuti e assassinati. In ogni popolo del mondo, ispira anche la partecipazione di tutti, specialmente dei poveri e delle vittime, a costituire un nuovo sistema economico, sociale e politico basato sul rispetto della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani; giustizia sociale, autodeterminazione dei popoli, rispetto dell’ambiente, giustizia sociale e solidarietà nazionale e internazionale.

Per quanto riguarda il processo penale contro i responsabili intellettuali e materiali e i loro complici del massacro di El Mozote e dei luoghi vicini:

  • Riconosciamo la tenacia, il coraggio e l’organizzazione delle vittime nel rivendicare i loro diritti alla verità, giustizia, riparazione e misure di non ripetizione, secondo le leggi salvadoregne e gli standard internazionali sulla giustizia di transizione; e anche la competenza, l’imparzialità e la determinazione del giudice istruttore di San Francisco Gotera, incaricato di questo processo penale.
  • Denunciamo il blocco del Presidente della Repubblica e del Ministro della Difesa Nazionale all’ordinanza giudiziaria per l’ispezione degli archivi militari. Secondo la legislazione salvadoregna, tali azioni possono costituire la commissione di vari reati di cui l’ufficio del procuratore generale ha già ricevuto comunicazione, ad esempio: atti arbitrari, violazione dei doveri, disobbedienza e occultamento.
  • Si segnala che il blocco dell’ispezione degli archivi militari vittimizza ancora tutti coloro che sono stati colpiti nel massacro di El Mozote e luoghi vicini. Il diniego ingiustificato e illegale lede i diritti delle vittime alla verità, giustizia e riparazione stabiliti negli artt. 8.1 e 25, in relazione a 1.1, della Convenzione americana sui diritti dell’uomo.

Pertanto, CHIEDIAMO: ·

  • Al Presidente della Repubblica, Sig. Nayib Bukele, rispettare pienamente le leggi della Repubblica e quelle relative all’impegno internazionale dello Stato salvadoregno in relazione ai diritti umani, nei casi dell’omicidio di San Óscar Romero e l’apertura degli archivi militari che aiutano a determinare la verità e la giustizia sul massacro di El Mozote e dei luoghi circostanti
  • Al Ministro della Difesa Nazionale, René Francis Merino Monroy, e gli altri coinvolti nella catena di comando, si sottomettano al potere civile e alle leggi nazionali e internazionali che lo Stato salvadoregno ha ratificato sui diritti umani; quindi, facilitare l’accesso agli archivi militari in relazione al massacro di El Mozote e ai luoghi vicini
  • Al Procuratore Generale della Repubblica, Raúl Melara, adempiere al suo dovere per quanto riguarda il crimine contro San Óscar A. Romero -indagine e accusa contro i responsabili intellettuali, materiali e complici- e l’avviso sui possibili crimini commessi dal presidente della Repubblica e il Ministro della Difesa Nazionale, all’ostacolare l’ispezione degli archivi militari in relazione al processo penale per il massacro di El Mozote e luoghi vicini

San Salvador, 16 novembre 2020

PDF: PRESENTAZIONE_CAMPAGNA